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•4 min di lettura•Ariele PittalàDi Ariele Pittalà

La realizzazione del Sé: yoga, illuminazione e presente

Cos'è il Sé, cosa significa illuminazione e perché fatichiamo a vivere il presente: una riflessione sulla realizzazione del Sé di Ariele, Kensho Yoga.

La realizzazione del Sé: yoga, illuminazione e presente

La realizzazione del Sé viene perseguita attraverso la pratica yoga e contempla allo stesso modo la comprensione veritiera del compito umano su questa terra. Anche le altre discipline e attività olistiche unite dalla ricerca spirituale tendono allo stesso risultato.

Tuttavia la realtà contemporanea, frutto di un passato antropologico e sociale ereditato, è ancora caratterizzata dalla sofferenza. Questo significa che anche tutti i modelli religiosi hanno fallito.

In questo articolo ti spiegherò le cause e cosa può fare ogni essere per ritrovare se stesso, riprendendo in mano il proprio destino.

1. Cosa intendiamo con il termine Sé

Sé è anche sinonimo di totalità, pienezza, appartenenza, compenetrazione tra soggetto e oggetto. Dio per i credenti, o anche fede, ascesi.

Nella pratica yoga si sottolinea appunto l'importanza di trascendere il proprio ego durante gli esercizi, così come in meditazione, per accedere passo dopo passo alla consapevolezza universale.

Questo significa, per le discipline orientali e per i riti sciamanici in generale, che la mente umana non è solo uno strumento circoscritto all'individuo pensante, ma qualcosa di più vasto, in connessione con l'universo manifesto.

I miei pensieri personali e i miei atti, o le azioni che ne sono conseguenza, dialogano con l'infinito. Pensiamo ad esempio a qualsiasi rituale religioso.

Ma anche nella nostra quotidianità tutto ciò che pensiamo e compiamo ha dirette conseguenze sulla realtà, se non altro su quella più immediata. Non può essere qualcosa che riguarda solo noi stessi come soggetti, dato che siamo immersi in ogni sorta di relazioni.

È chiaro ad esempio che se vogliamo migliorare la nostra salute dobbiamo nutrirci in un certo modo, così come se vogliamo migliorare nei rapporti sociali dobbiamo sviluppare la nostra coscienza.

Il Sé però attraversa tutte le categorie…

È un modo totalmente rivoluzionario e radicale di stare al mondo, perché chi lo realizza (non a caso si parla di illuminazione) incarna il significato ultimo dell'esistenza.

2. Cosa significa illuminazione

Nell'antica India si usava il termine moksha per intendere la liberazione dal dolore e dal caos individuale, il perfetto stadio di beatitudine eterna raggiunto in una vita dedicata alla ricerca spirituale.

La domanda che ognuno dovrebbe porsi, anche nel proprio contesto di appartenenza, è se questo lo riguarda direttamente oppure no.

Ridurre l'uomo a un meccanismo calamitato esclusivamente dai suoi obiettivi ci ha condotti sull'orlo di un baratro spaventoso: c'è ancora qualcosa che possiamo fare?

La risposta è certamente sì, se usciamo dai confini del nostro ego, riconoscendo che la nostra vera natura è quella di cercare la verità, l'amore e la comprensione in ogni istante.

Nulla è un caso e tutti siamo immersi nel Sé, anche a nostra insaputa, e dobbiamo rispondere dei meccanismi inevitabili di causa ed effetto, anche quando non ne abbiamo davanti l'effetto immediato.

L'illuminato è colui che ha smascherato e sviscerato ogni apparenza illusoria e sente nella sua stessa carne, in tutte le sue cellule, in ogni pensiero, azione e nel suo spirito, un armonico flusso continuo, un'interdipendenza danzante con il momento che accade.

3. Perché siamo incapaci di vivere nel momento presente

In primo luogo perché la nostra psiche e gran parte dei nostri comportamenti raramente sono spontanei: sono determinati dalla paura di perdere tutto ciò che crediamo di possedere.

L'intelligenza umana sembra costruita in modo contorto: se non controlla la realtà, ognuno di noi ha come l'impressione di non esistere. Ma se vi trovaste inermi davanti alla morte, causata da una minaccia inevitabile, dove finirebbe questa determinazione? Sparirebbe in un attimo.

Sicuramente pensereste con orrore alla vostra fine, magari con i pensieri andreste a tutto ciò che di lì a poco potreste perdere: affetti, senso profondo di voi stessi, o anche beni materiali, per qualcuno. E nel preciso istante in cui la fine appare certa, vostro malgrado, decidereste di abbandonare immediatamente ogni cosa in nome dell'eterno, divino Sé!

La conclusione è che solo se ci siamo giocati tutto e abbiamo perso tutto siamo capaci di abitare il momento presente.

Ed è altrettanto vero che la gioia non arriva senza questa resa.

Insomma, senza accorgerci di nulla, calpestiamo quotidianamente la nostra essenza!

4. L'arte di vivere morendo

Sono stati scritti molti testi e diversi autori si sono cimentati su questo argomento. Anche le liriche dei grandi poeti lo cantavano.

Ma noi cosa possiamo fare una volta che abbiamo riconosciuto l'importanza del Sé, visto che non ci sono più punti di riferimento, realtà sociali, istituzioni collettive che sostengano in concreto la ricerca innata della felicità?

Insomma, a ragion veduta, restano solo tante chiacchiere insulse.

Io dico che in primo luogo dovremmo imparare a essere molto diffidenti…

Nei confronti della scienza, della cultura, della stessa filosofia e di tutto il sapere in generale. Dubitiamo apertamente delle regole, delle infinite consuetudini che di fatto ci hanno resi schiavi.

Cominciamo in modo autonomo a porci domande:

  • Sono io questo?
  • È questo ciò che desidero?
  • Cosa significa sapere e cosa significa essere?

La salvezza e la conoscenza ultima, insieme al benessere di tutte le classi, risiedono in una sorta di simulato suicidio collettivo!

Auguro a tutti un'immediata e piena realizzazione!

Ariele

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Questo articolo è stato pubblicato in origine su Kensho Yoga, il sito di Ariele Pittalà.

Ariele Pittalà

Scritto da

Ariele Pittalà

INSEGNANTE DI YOGA CERTIFICATO E MAESTRO FORMATORE IV° LIVELLO · Castel del Monte

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